10 Modi per far incazzare un fotografo, anche a distanza!

10 Modi per far incazzare un fotografo, anche a distanza!

Ogni campo lavorativo ha dei lati piacevoli e dei lati oscuri, dove gli ultimi sono decisamente più familiari agli addetti ai lavori che non alla collettività. Sono certo che ognuno di voi nel proprio settore potrebbe stilare una lista interminabile di aneddoti più o meno spiritosi, tra i quali ne spiccheranno sicuramente anche di pietosi in bilico tra il surrealismo e la triste realtà che non salta un giorno nel ricordarci che l’evoluzione dell’essere umano sta affrontando un’inversione di marcia difficile da arginare. La capacità di rendersene conto è un discorso a parte.

Il lato virtuale, e non, della nostra vita quotidiana ci mette a contatto puntualmente con una fauna metropolitana ed internauta il cui sviluppo del buon senso viaggia in rotta contraria a quello che ci si aspetterebbe; una curva di incompetenza dal rapporto inversamente proporzionale alla quantità di informazioni reperibili in ogni dove. Sembra paradossale, ma la massima del “si stava meglio quando si stava peggio”, giorno dopo giorno si sta rivelando più azzeccata che mai.

L’immissione in rete di qualsiasi contenuto e l’inarrestabile mescolamento delle informazioni, per la maggior parte delle volte fatta da chi non ha la minima attitudine e competenza in materia (mi riferisco purtroppo in senso trasversale a tutti i settori), ha innescato un sistema di aspettative sbagliate e fuorvianti per l’utente, tali da renderlo ingenuo, insicuro e privo di buon senso, portandolo quindi a richiedere anche le cose più assurde.

Il fotografo in tal senso non è immune alle situazioni che ne mettono a dura prova tanto la pazienza quanto il sistema nervoso. Quest’oggi voglio condividere con voi un decalogo di alcuni aneddoti personali, non per sparare a zero sull’utenza, ma piuttosto come argomento di discussione volto ad educare l’atteggiamento di chi si rivolge ad un professionista. Andando al dunque, elenco una manciata di punti che possono far riflettere su cosa non dire/chiedere ad un fotografo per evitare di partire con il piede sbagliato; viceversa, per i più sadici, possono essere visti come dieci ottimi modi per farlo incazzare.

1. Inizio con alcune delle frasi tipiche che pervengono quando viene richiesto un preventivo per un servizio, ma stranamente il prezzo lo propone prima l’utente.

  • variante 1 – “Non ho bisogno di un servizio completo, mi bastano solo due foto semplici semplici. Non è che ti posso pagare solo il disturbo per quelle?”
  • variante 2 – “Mi piacciono i lavori che fai, non è che con €50 hai voglia di farmi qualche ritratto, anche a tempo perso una domenica?”
  • variante 3 – “Bellissime le foto che hai fatto a tizio, mi piacerebbe avere anch’io un piccolo book con quello stile. Costo?” …dopo aver indicato il costo… “Pensavo meno come prezzo sinceramente. Avevo sentito anche altri fotografi prima di te e mi facevano lo stesso servizio ad un prezzo di €100.”

2. Altra formula magica da affiancare ad “Apriti Sesamo”, “Simsalabim” e “Abracadabra” – “Potresti inviarmi tutte le foto realizzate durante il servizio da te non selezionate? anche non sistemate vanno bene lo stesso, mi arrangio io.”

3. La forma conta? – “Ciao! Si fanno belli scatti assieme? Saluti!”

4. Per la pubblicazione sui social network, molti fotografi applicano un watermark sulle loro foto, ovvero un logo o firma digitale che rafforza la rintracciabilità dell’autore delle immagini (a tal proposito vi rimando ad un mio articolo precedente dove parlo del sistema Digimarc). Se il fotografo che ti ha realizzato il servizio ti invia le immagini finali con inserito il watermark, e fai parte del gruppo dei sadici a cui mi riferivo poco fa, toglila pure con qualche programmino di foto ritocco; magari anche in malo modo, giusto per ottenere il risultato più pacchiano possibile, e mi raccomando, non tardare a condividerla.

Se invece ti senti proprio bastardo dentro, evita pure di citarlo in qualsiasi modo nella didascalia della foto, ne sarà orgoglioso; sarà felice inoltre di averti ancora come cliente e magari ti farà pure lo sconto di sua spontanea volontà, sempre che non glielo chiedi prima tu ovviamente.

5. Il fatto che sul tuo computer possa essere installato un programma di foto ritocco, non è condizione necessaria e sufficiente per modificare alla cazzo le foto che ti sono state consegnate. E’ vero che il servizio l’hai pagato, ma è anche vero che hai acquistato un certo tipo di prodotto. Modificare i parametri dell’immagine con variazioni di colori improbabili, oppure con il ritaglio del fotogramma con conseguente danneggiamento della composizione ed equilibrio degli elementi, o meglio ancora con l’intramontabile ed orripilante effetto selezione colore, significa deturparne il senso e la visione del fotografo. Quasi sempre il risultato finale è che si va a penalizzare sensibilmente non solo la foto in sé, ma anche l’immagine del fotografo.

Con molta probabilità, i soggetti che adottano questo atteggiamento sono gli stessi che acquistano solo i quadretti o tele all’Ikea per addobbare casa; ma in quel caso, una volta che hai portato a casa il tuo bel souvenir, ti metti a colorarlo o ritagliarlo? Un ultimo suggerimento. Visto che il formato dell’avatar su Facebook è quadrato, non è indispensabile ritagliare l’immagine che caricate come foto profilo in formato 1:1; c’è un utilissimo pulsante con scritto “modifica miniatura” che dopo aver caricato l’immagine nel suo formato originale serve proprio per riposizionare l’area di interesse all’interno della cornice dell’avatar, usalo.

6. Negli ultimi anni, è consuetudine di gran parte dei fotografi, inserire nei loro profili social diverse immagini realizzate durante i loro servizi. E’ un buon metodo di autopromozione ed una vetrina pubblicitaria del tutto gratuita. Una delle piattaforme più in voga è sicuramente Facebook, che guarda caso, è l’unico portale che non prevede una gestione qualitativamente all’altezza delle immagini; infatti l’algoritmo di compressione di queste ultime ne diminuisce di molto la qualità.

Alla luce di tutto ciò, se il fotografo che ti ha realizzato il servizio pubblica sul suo profilo qualche immagine che ti ritrae (chiaramente tra cliente e fotografo ci deve essere un accordo con liberatoria firmata da entrambi), non partire in quarta a scaricartele sul tuo pc per poi ricaricarle nuovamente sul tuo profilo; così facendo, le immagini verranno deteriorate ulteriormente tanto da penalizzarne notevolmente la resa. Esistono i tag ed il pulsante condividi.

7. Capitan Budget, il dispenser di visibilità – “Hey ciao, gestisco un locale serale molto in e con un bel giro di giovani. Ho visto che fotografi. Ti andrebbe di fare qualche scatto durante le serate evento nel mio locale? Purtroppo non c’è budget, ma fidati che ti fai un sacco di pubblicità a gratis con tutti i tag dei clienti su Facebook. Ci conto ;)”

8. Il ruffiano adulatore, conosciuto anche come il lecchino, che punta sull’insistente interazione virtuale, quasi da stalker, mossa esclusivamente dal secondo fine di scroccare un servizio ad un prezzo ridicolo, o addirittura gratis.

9. Un’altra specie primitiva che presenta una prevalenza di esemplari giovani, ma con una non trascurabile percentuale di individui adulti, è quella del pseudo-assistente fotografo. Il pigmento di questa tipologia di soggetto è rappresentato da un individuo che quasi sempre non ha mai scambiato una parola con te, ti segue su tutti i tuoi canali social senza alcuna minima interazione, non ha mai dimostrato un supporto sul percorso che stai facendo, e per finire fotografa da cani.

L’unico suo interesse infatti è ben altro. Brama instancabilmente di rimpinzarsi di chissà quali segreti che possono sostituire gli anni di esperienza e lo studio del linguaggio della fotografia. Tuttavia, pur non brillando di intelligenza ed astuzia, ha la lucidità e sfrontatezza di esordire dal nulla con una mail privata chiedendoti se può farti da assistente durante i tuoi servizi. Altra cosa, questi sono solitamente i detentori delle collezioni più copiose di tramonti, gatti e cibo all’interno del loro profilo Instagram e non.

10. Un’ulteriore specie, non troppo lontana dalla precedente, è quella degli utenti che chiamo “ballerini”. Si intrufolano leggiadri ed in punta di piedi, con messaggi smart, easy, spiritosi e confezionati in maniera tale da dare la sensazione che ciò che ti stanno chiedendo ti può portare via al massimo qualche minuto. Guarda caso fanno sempre parte della cerchia di iscritti ad ogni tuo canale, ma non si sono mai manifestati in alcun modo; pure entità paranormali.

  • variante 1 – “Ciao, sono un fotografo principiante, ti va di scrivermi un tuo parere sulle foto che ho fatto ieri durante una gita in montagna?”
  • variante 2 – “Ciao, visto che ti occupi anche di fotografia, ti va di modificarmi in photoshop questa foto che mi son fatto con la mia ragazza lo scorso weekend? Me la volevo stampare e appendere in salotto. Avanzi da bere!”
  • variante 3 – “Ciao, sto partecipando ad un concorso fotografico, ti va di cliccare mi piace sulla mia foto?”
  • variante 4 – “Buonslave, ho visto che sei un fotografo, ti disturbo se ti chiedo un like alla mia foto profilo?”

L’elenco potrebbe svilupparsi con molti più punti, ma non sarebbe stato più un decalogo. Sono curioso di conoscere alcune delle tue esperienze dallo stesso sapore extraterrestre, lasciami pure un tuo commento 🙂

Alla prossima!

Questo articolo ha un commento

  1. La cosa bella (???) è che questo elenco si può trasporre pari pari in un sacco di altri ambiti, soprattutto creativi, magari cambiando solo qualche termine specifico, e il discorso fila perfettamente lo stesso! 😛 Grande Andrea, a presto!

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