Digimarc – Proteggere le immagini con un watermark

Digimarc – Proteggere le immagini con un watermark

La parola Digimarc ti suona nuova? In questo articolo cercherò di spiegarti di cosa si tratta e come può tornare utile alla tua attività di fotografo. In rete è consuetudine trovare immagini pubblicate da fotografi, professionisti e non, con impresso su uno degli angoli della foto il loro nome e cognome o addirittura il proprio logo completo, dove quest’ultimo spesse volte risulta talmente pacchiano e di dimensioni così esagerate da arrivare a distogliere completamente l’attenzione dell’osservatore dal contenuto primario dell’immagine. Solitamente la qualità delle foto che rientrano in quest’ultima casistica è inversamente proporzionale alle dimensioni del logo che gli viene brutalmente spiattellato sopra.

Si tratta del cosiddetto “watermark“, una sorta di firma digitale che riporta il nome dell’autore, oppure in aggiunta anche il logo più altri dati quali indirizzo e sito web. Questa firma digitale è un’azione ulteriore per indicare la paternità di una foto.

Nel mio caso, sulle versioni Jpeg delle immagini destinate alla pubblicazione nei social network, sono abituato ad inserire soltanto il mio nome e cognome, i quali, posizionati in una zona adeguata della foto con un font semplice e non invasivo, servono a garantire un riconoscimento immediato dell’autore di quest’ultima. E’ importante che siano di dimensioni tali da non disturbare la lettura della foto da parte dell’osservatore. (vedi esempio nell’immagine seguente)

digimarc watermark

Il file dell’immagine, in aggiunta ai dati EXIF di scatto già inglobati in quest’ultima durante la fase di acquisizione in camera, può contenere anche informazioni sulla licenza di utilizzo e sull’autore; queste informazioni sono contenute nei metadata. E’ buona regola compilarli ed inserirli nell’immagine già in fase di importazione su computer con l’ausilio del software di elaborazione usato (Photoshop, Lightroom, Aperture, etc…). Normalmente, nei software di catalogazione tipo Lightroom, si predispone un automatismo che viene messo in esecuzione ogni qualvolta le immagini vengono riversate dalla fotocamera all’hard disk.

digimarc watermark

Purtroppo però, una volta che le foto vengono messe in circolazione sul web, ci sono casi in cui sia la firma visibile, sia i metadata, possono venire rimossi per un utilizzo illegale dell’immagine da parte di terzi e senza il consenso dell’autore; e su questo aspetto qualche esperienza passata, ahimè, ce l’ho.

[sociallocker]Il termine inglese “watermark” tuttavia ha un significato più preciso, ovvero identifica la filigrana digitale che può essere visibile o invisibile. Nel primo caso, i dati vengono resi visibili sull’immagine per essere resi pubblici all’utente finale; nel secondo caso i diritti di copyright dell’immagine sono immagazzinati all’interno del file dell’immagine e leggibili solo con appositi software. In quest’ultimo caso l’immagine appare all’occhio umano identica all’originale, salvo alcune piccolissime differenze non riscontrabili dalle percezioni umane.

Il punto a cui volevo arrivare è proprio questo, e cioè, quali strumenti si possono utilizzare per salvaguardare in maniera più incisiva le proprie immagini una volta che vengono inserite nel circuito di internet?

Esiste a tal proposito un servizio online, che con una quota di iscrizione annua che parte da $49 per un account base, offre un sistema di filigranatura delle immagini veramente valido, assolutamente più incisivo e di notevole supporto rispetto alla sola sovrimpressione del proprio nome e cognome sulle foto. Il servizio a cui mi riferisco è fornito dal sito Digimarc (LINK) e tutte le immagini che andrò a realizzare in futuro adotteranno questo algoritmo di protezione.

DIGIMARC WATERMARK

digimarc watermarc

Il metodo di tutela di cui vi sto parlando prevede tre differenti opzioni in base al volume di immagini riversate in rete e con alcune opzioni che differiscono appunto dal tipo di abbonamento scelto. Una volta effettuata la registrazione inserendo la propria mail e password (e pagamento della quota), all’utente vengono assegnati un codice ID ed un codice PIN che saranno i suoi identificativi futuri per tutte le immagini che andrà a “firmare”, oltre che per accedere all’area riservata utente del sito.

digimarc watermark

La procedura di integrazione del watermark all’immagine è semplicissima e si applica attraverso un plugin nativo di Photoshop, presente in quest’ultimo già dal 1996. In fase di inserimento del watermark mediante la funzione Embed Watermark ci sono 4 diversi livelli di protezione che si possono applicare e che hanno efficacia proporzionale all’aumento del valore numerico scelto. C’è da fare attenzione che non compaiano artefatti nella foto in caso si scelga il valore massimo; questa condizione va verificata volta per volta e può variare da immagine ad immagine. Sul sito della Digimarc ci sono alcuni tutorial esplicativi in merito a questo argomento.

A tal proposito vi propongo due immagini con lo stesso livello di compressione Jpeg; la prima non contiene la filigrana Digimarc, mentre sulla seconda è stata invece applicata la filigrana al livello massimo. A prima vista sembrano due immagini identiche, ma se prestate un po’ più di attenzione noterete che la seconda presenta qualche artefatto sui pixel che la compongono; questo è un caso in cui il livello di filigrana è troppo accentuato per la tipologia di immagine.

digimarc watermark
digimarc watermark
digimarc watermark
digimarc watermark
digimarc watermark

La fase di lettura del watermark avviene invece in maniera inversa, e cioè si carica in Photoshop l’immagine di cui si vuole verificare l’autore, si sceglie l’opzione di lettura del watermark, e conseguentemente compariranno il livello di resistenza della filigrana e l’ID identificativo. Selezionando il pulsante Web Lookup si viene direttamente reindirizzati alla pagina web del sito Digimarc con indicati i dati completi di copyright comprensivi di ID, nome e cognome dell’autore.

digimarc watermark
digimarc watermark
digimarc watermark

C’è da specificare che per garantire un buon risultato sulla lettura della filigrana è importante non utilizzare un livello di compressione troppo aggressivo per l’esportazione del Jpeg, altrimenti la resistenza del watermark scenderà drasticamente. L’immagine seguente, ad esempio, è il risultato di una conversione in jpeg con un valore di compressione molto alto, e si nota chiaramente che nell’applicazione del watermark il valore di resistenza risultante è estremamente basso.

digimarc watermark

Digimarc mette a disposizione anche un ulteriore tool molto interessante, disponibile a partire dalla versione Professional del servizio (il cui costo sale a $99), per la verifica e tracciamento online di eventuali utilizzi impropri delle immagini.

Un’alternativa free analoga a quest’ultima, anche se meno formale e dettagliata, la offre Google con il suo modulo di ricerca immagini. E’ sufficiente caricare l’immagine di cui si necessita la verifica oppure il relativo HTTP se l’immagine sorgente viene passata direttamente con un indirizzo online. E’ con questo semplice metodo che ho scoperto i primi utilizzi impropri di alcune delle mie immagini e che fino a questo momento, fortunatamente, sono sempre andati a risolversi in maniera positiva.

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